Akimenkov e altri c. Russia – (artt. 3 e 5 CEDU)

Nel caso Akimenkov e altri c. Russia, il ricorrente, cittadino russo, nato a Mosca nel 1987, lamentava la carenza di valide motivazioni in merito al proprio arresto ed alle misure cautelari a cui era stato sottoposto a seguito di una manifestazione politica, svoltasi il 6 maggio del 2012.  Lamentava, inoltre, che  che vari aspetti della detenzione fossero da valutarsi quali trattamento degradante.

In effetti, nella suindicata data, il ricorrente ha partecipato ad una protesta contro presunte elezioni presidenziali truccate. Nel 2012,  a seguito di un incontro a  Bolotnaya Square, sono scoppiati scontri tra i manifestanti e la polizia. Il mese seguente Akimenov è stato arrestato e accusato di prendere parte ad atti di disordini di massa e atti di violenza contro la polizia. Nonostante le richieste di libertà provvisoria, la detenzione è stata ripetutamente prorogata fino a dicembre 2013, quando finalmente è stato rilasciato a seguito del nuovo Amnesty Act.

Come detto, il ricorrente lamentava la violazione dell’art. 3 CEDU (divieto di trattamento disumano o degradante), in particolare sulla base di presunte cattive condizioni nelle  carceri di custodia preventiva, nelle trasferte verso il Tribunale e stesso all’interno degli Uffici Giudiziari, nonchè per  la mancanza di cure mediche ed assistenza per serie problematiche agli occhi.

Lamentava, inoltre, ai sensi dell’art.5 CEDU (diritto alla libertà e sicurezza) la carenza di valide motivazioni alla base della propria prolungata detenzione preventiva, ritenendo non vi fosse neppure alcun elemento che potesse far sospettare che avesse commesso un reato.

La Corte ha così deciso:
Nessuna violazione dell’articolo 3 – in relazione alle condizioni di detenzione nelle carceri in attesa di giudizio
Nessuna violazione dell’articolo 3 – per quanto riguarda la presunta mancanza di assistenza medica
Violazione dell’articolo 3 (trattamento inumano e degradante) – in relazione alle condizioni di trasferimento da e verso i Tribunali.
Violazione dell’articolo 3 – a causa del confinamento in una cabina di vetro nell’audizione n. 338 al Tribunale della città di Mosca
Nessuna violazione dell’articolo 3 – a causa del confinamento in una cabina di vetro nella sala dell’udienza n. 635 a il Tribunale della città di Mosca
Violazione dell’articolo 5 § 3

1 Ai sensi degli artt. 43 e 44 della Convenzione, le sentenze della Camera non sono definitive. Durante i tre mesi successivi all’emissione della sentenza da parte della  Camera, ogni parte può chiedere che la causa sia deferita alla Grande Camera della Corte. Se tale richiesta viene effettuata, un gruppo di cinque giudici valuta se il caso merita un ulteriore esame. Qualora si ritenga vi siano i presupposti, la Grande Camera sentirà il caso e consegnerà un giudizio finale. Se la richiesta di rinvio viene respinta, la sentenza della Camera diventerà definitiva nel medesimo giorno. Ai sensi dell’art. 28 della Convenzione, le sentenze pronunciate da un Comitato sono definitive. Una volta che la sentenza diventa definitiva, viene trasmessa al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per supervisionare la sua esecuzione.

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