Chiesa Cristiana Battista a Wroclaw (Breslavia) c. Polonia – Violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU

Il caso riguarda la violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU, nelle azioni giudiziarie promosse sul piano legale dalla Chiesa, per il ripristino di alcune proprietà.

La ricorrente, la Chiesa Cristiana Battista-Seconda Comunità Locale, in Breslavia, in Polonia, è un soggetto legale con sede in detta cittadina.

Nel maggio 1996, la Chiesa ha chiesto al governatore di Wroclaw, una decisione che confermasse la sua proprietà
di un edificio di quattro piani, che era appartenuto alla Chiesa precedentemente, ma che era stato trasferito
allo stato nell’era comunista.

Il governatore si è rifiutato di emettere una decisione, affermando la chiesa
non presentava un requisito dell’Atto del 1995, che regolava i rapporti tra lo Stato e la
Chiesa Battista. La chiesa, pertanto, ha promosso ulteriori procedimenti amministrativi e giudiziari.

Nel giugno 2007 il
Il governatore della Bassa Slesia ha rifiutato di  restituire la proprietà alla Chiesa e, nell’ottobre 2009,
la Corte amministrativa suprema del 2009 ha respinto il reclamo della chiesa contro tale decisione.

La chiesa ha fatto in particolare due reclami ai sensi dell’articolo 6 § 1 CEDU (diritto a un processo equo all’interno di
tempo ragionevole), uno relativo a delle presunte iniquità del procedimento e l’altro all’eccesso di
durata del procedimento.

La Corte EDU, nel respingere il primo motivo di addebito, ha però ritenuto sussistente la violazione dell’art. 6 par. 1 della Convenzione, con riguardo all’eccessiva durata del processo.

Si ricorda, però, che tale decisione, emessa dalla Camera, non è definitiva, ai sensi degli artt. 43 e 44 della Convenzione. infatti, nei tre mesi successivi alla pubblicazione, qualsiasi parte può rimettere il caso innanzi alla Grande Camera della Corte. Qualora ciò avvenga, un collegio di cinque giudici considererà se il caso necessiti di un’ulteriore esame. In tal caso, la Grande Camera, dopo averlo riesaminato emetterà una sentenza, che, qualora rifiuti la domanda del ricorrente, diventerà definitiva in detta data.  Le sentenze  definitive vengono trasmesse al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, organo preposto, altresì, alla supervisione sull’esecuzione delle sentenze emesse dalla Corte.

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