Il Caso Cipolletta contro Italia

Nel Caso Cipolletta ( disponibile in francese) la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concluso a maggioranza, per la violazione dell’art. 6 § 1 (diritto ad un processo equo entro un termine ragionevole) della Convenzione Europea dei Diritti Umani, e la violazione dell’art. 13 (diritto a un ricorso effettivo).

Il caso riguardava la irragionevole lunghezza di una“liquidazione coatta amministrativa” iniziata nel 1985.

Il creditore ha effettuato una domanda di ammissione allo stato passivo, ma non era stato inizialmente posto nell’elenco dei creditori.

La Corte ha osservato che, se da un lato il procedimento era stato certamente complesso, poiché coinvolgeva in particolare la liquidazione dell’impresa in stato di insolvenza e il pagamento di ogni richiesta di rimborso, dall’altro lato la durata di oltre 25 anni non era giustificata e non ravvisava il requisito del “tempo ragionevole” che ogni procedimento civile deve osservare.

Inoltre, poiché la “Legge Pinto” non è applicabile per le procedure amministrative di “liquidazione”secondo gli orientamenti della Cassazione, la Corte Edu ha ritenuto che manca nel diritto interno il rimedio con la quale il richiedente può far valere il suo diritto ad in un tempo ragionevole ravvisando quindi una violazione degli art. 13 (diritto a un ricorso effettivo) e 14 (divieto di discriminazione).

I fatti principali

Aldo Cipolletta, è un cittadino italiano nato nel 1928, vive a Recanati (Italia). Il 30 aprile 1985  a seguito della dichiarazione di insolvenza di una società cooperativa edilizia, Signor Cipolletta ha affermato di essere un creditore. La società è stata posta in “liquidazione amministrativa”, sotto la direzione di un curatore.

Nel settembre 1986 il Signor Cipolletta aveva contestato l’elenco dei creditori censiti, nel quale non era incluso. La sentenza del 17 aprile 1997, ha poi accertato che il Signor Cipolletta e il liquidatore avevano firmato un accordo che riconosceva l’esistenza di un credito di circa 129,114 euro e che quindi si necessitava modificare l’originale l’elenco dei creditori.

Secondo le informazioni fornite alla Corte di Macerata, il 24 dicembre 2010, la procedura di liquidazione era ancora in corso.

Signor Cipolletta non ha avviato negli anni ’90 una “Legge Pinto”  per il motivo che la Corte di Cassazione avrebbe considerato la legge del 24 marzo 2001, n. 89 inapplicabile alle liquidazioni coatte amministrative poiché’ si esclude che il procedimento condotto dal curatore sia incluso nella Pinto. Per cui,quanto al requisito del previo esaurimento dei ricorsi interni, il ricorrente Cipolletta non era tenuto a ricorrere alla L.Pinto. Ed anzi sul punto la Corte Edu ha ravvisato sia la violazione dell’articolo. 13 sia del 14 della Convenzione, riferendosi proprio al fatto che la legge Pinto, è applicabile al fallimento e non alle altre procedure concorsuali.

La Corte ha ritenuto che l’Italia deve pagare al Cipolletta 24.000 euro (EUR) in materia di danno non patrimoniale ed EURO 2.500, nel rispetto dei costi e delle spese.

Ai sensi degli Art.43 e 44 della Convenzione, se viene effettuata una richiesta e un collegio di cinque giudici ritiene sia il caso merita un ulteriore esame, la grande Camera si convoca e fornisce un giudizio finale. Se la richiesta di rinvio è respinta, la sentenza di una sola Camera sarà divenuta definitiva in quel giorno. Una volta che una sentenza è definitiva, è trasmessa al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per la supervisione della sua esecuzione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.