L’accesso a Internet come diritto umano?

A breve la Corte Edu si pronuncerà, in composizione plenaria, sul caso Bărbulescu v. Romania (application no. 61496/08).

Il caso deciso ad inizio anno, in cui non era stata ravvisata la violazione dell’art. 8 della CEDU, ma che aveva visto argomentata la dissenting opinion del giudice Pinto de Albuquerque. Davvero all’avanguardia l’argomentazione in calce alla decisione del giudice portoghese, la quale adombra l’accesso a Internet come un diritto umano e afferma ( in modo ineccepibile) in un passaggio che “the risk of harm posed by Internet communications to the exercise and enjoyment of human rights and freedoms, particularly the right to respect for private life, is certainly higher than that posed by the press“. La parola dunque alla Grande Chambre sul bilanciamento tra diritto alla riservatezza e diritto al lavoro.

Vediamo il caso.
Il ricorrente, Bogdan Mihai Bărbulescu, è un cittadino rumeno che è nato nel 1979 e vive a Bucarest.
Dal 1 ° agosto 2004 fino al 6 agosto 2007 il sig Bărbulescu è stato impiegato da una società privata come ingegnere responsabile delle vendite. Su richiesta dei suoi datori di lavoro, ha creato un account di Yahoo Messenger per il fine di rispondere alle richieste dei clienti.

Il 13 luglio 2007, il sig. Bărbulescu è stato informato dal suo datore di lavoro che le sue comunicazioni di Yahoo  Messenger erano state monitorate dall’interno nel periodo tra 05-13 Luglio 2007 e che le registrazioni hanno mostrato che aveva usato internet per scopi personali. Il Sig. Bărbulescu ha risposto per iscritto che aveva usato solo il servizio per scopi professionali. E ‘stato presentato con un trascrizione della sua comunicazione tra cui le trascrizioni dei messaggi che aveva scambiato con il fratello e la sua fidanzata in materia di argomenti personali come la sua salute e la vita sessuale.

Il 1 ° agosto 2007, il datore di lavoro risolto il contratto di lavoro del sig Bărbulescu per violazione di norme interne della società che proibivano l’uso delle risorse aziendali per scopi personali.
Bărbulescu ha impugnato la decisione del suo datore di lavoro dinanzi ai giudici lamentano che la decisione di
risolvere il suo contratto era nullo, e che il suo datore di lavoro aveva violato il suo diritto alla corrispondenza
accedendo alle sue comunicazioni in violazione della Costituzione rumena e del Codice penale. Il suo ricorso era stato però respinto con la motivazione che il datore di lavoro aveva rispettato la procedura di licenziamento previste
dal Codice del lavoro e che il sig Bărbulescu era stata debitamente informata della società dei regolamenti vigenti.
Il Sig. Bărbulescu, in appello, ha sostenuto che le e-mail sono protette dall’articolo 8 (diritto al rispetto della
privata e familiare, la casa e la corrispondenza) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In una decisione definitiva il 17 giugno 2008 la Corte d’Appello ha respinto il suo ricorso e, basandosi su il diritto dell’Unione europea, ha ritenuto che il comportamento del datore di lavoro era stato ragionevole e che il monitoraggio delle comunicazioni del sig. Bărbulescu era stato l’unico metodo di stabilire se ci fosse o meno una violazione disciplinare.
Ricorrendo in particolare l’articolo 8 della Convenzione europea, il sig. Bărbulescu si lamenta che la decisione del datore di lavoro di risolvere il suo contratto è stata basata su una violazione della sua privacy.

La corte dichiara, per sei voti contro uno, che non vi è stata in violazione dell’articolo 8 della Convenzione.

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